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ImageEstate 2010 Il progetto IO CI SONO ideato e promosso dal centro di servizio LAVOPS di Sondrio, ha voluto stimolare tutte le Associazioni della Valtellina a farsi carico di proporre ai giovani un’esperienza di VOLONTARIATO ALL’ETERO PER I GIOVANI. Questa idea ha "prodotto" due progetti/viaggio in Moldavia con "IRFF" e in Brasile con "Tempos Novos". Il video, finanziato dalla Banca Credito Valtellinese e sostenuto sempre dal Centro di servizio, mostra l’esperienza raccontata dai giovani presenti in entrambe le esperienze. in Moldova. Alcune immagini.

- MONICA -

Quest’estate sono stata molto fortunata, perché ho conosciuto il sorriso della Moldavia : i bimbi in orfanotrofio. È qualcosa di speciale perché è il sorriso di chi è meno fortunato, di chi soffre e non si vede.Sono partita per la Moldavia grazie al progetto “Io ci sono”, tramite il quale ho conosciuto l’associazione  I.R.F.F. ONLUS Adozioni a distanza, che opera a favore di 2 orfanotrofi del piccolo e povero stato della Moldova, dimenticato tra la Romania e l’Ucraina.La Moldavia è priva di una situazione politica stabile (è senza Presidente da un anno), vive di quel poco che la terra produce, non ha alcuno sviluppo industriale in atto, per cui i problemi principali sono la povertà e l’emigrazione di tutta la forza lavoro all’estero. Le famiglie sono quindi spesso divise o problemi di alcoolismo e violenza impediscono la crescita dei figli, che vengono quindi  lasciati in orfanotrofio. L’ I.R.F.F. si occupa principalmente di adozioni a distanza , ma ciò su cui punta non è solo l’aiuto economico per i bambini di Chisinau e Oras Balti , ma soprattutto sul legame affettivo che può nascere tra la nuova famiglia adottiva e i bimbi, che molto spesso crescono senza punti di riferimento stabili. Questo progetto è infatti  possibile considerata la relativa vicinanza tra Italia e Moldavia, tanto che ogni anno viene proposto ai genitori adottivi di trascorrere una settimana in Moldavia con i bambini. Io stessa ho constatato l’importanza che può assumere per i bimbi la presenza affettiva dei “genitori” italiani, dato che le prime (e le uniche) parole in italiano da loro pronunciate erano i nomi dei loro “sponsors”( così li chiamano loro), di cui chiedevano a me notizie!

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Io sono partita con altri 2 ragazzi, inaugurando il nuovo progetto per studenti che prevede la possibilità di conoscere la realtà moldava e degli orfanotrofi. Abbiamo trascorso qualche giorno nella capitale Chisinau e altrettanti a Balti, presso i campi estivi dove rimangono tutti i bambini che non hanno l’opportunità di tornare a casa,dato che gli orfanotrofi (che ospitano ragazzi dai 6 ai 18 anni)  durante l’estate chiudono. Nei campi estivi i bimbi hanno l’opportunità di dormire, mangiare e giocare, gestendo autonomamente il loro tempo libero all’aria aperta. Per vivere una “vacanza” un po’ alternativa come questa non bisogna mettere nulla di particolare nella valigia, perché ciò che i bambini chiedono è ciò che tutti possono offrire, vale a dire un sorriso, un abbraccio, un’attenzione, un momento di gioco. È semplicemente necessario un cuore altruista e un po’ di spirito di adattamento! Le mie giornate con i bambini trascorrevano giocando a palla,cantando filastrocche seguite dal battito delle mani e inventando nuovi passatempi. I momenti più belli erano la sera, quando si alzava la musica e si ballava in cerchio come una grande famiglia! Non posso sapere se ciò che ho saputo offrire a quei bambini è stato poco o molto, ma in fin dei conti non ha alcuna importanza, perché la differenza tra un giorno vissuto e uno perso può farla anche un semplice sorriso. Ciò che ho imparato grazie a loro è invece molto importante, perché vivere (e non solo immaginare approssimativamente per sentito dire) una realtà più povera e sfortunata della mia, sentire la solitudine di un bimbo con un abbraccio mi ha permesso di aprire il cuore e cambiare occhi: ora vedo tutte le cose di cui posso disporre gratuitamente per volere del destino. Come disse Marcel Proust:” I veri viaggi di esplorazione non consistono nello scoprire nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.” ,affinchè conoscere il mondo e preoccuparsi anche degli altri ci permetta di gustare la vita.
PER SERGIO:
L’esperienza in Moldavia è stata sicuramente positiva, come ho detto nell’articolo, innanzitutto per me stessa, perché mi ha reso ancora più sensibile nei confronti della realtà degli orfanotrofi,di cui sapevo molto poco.  È molto importante coltivare un progetto per studenti, affinchè anche i giovani, e non solo le famiglie, possano conoscere la realtà moldava e spendere le loro energie per aiutare gli altri. Credo sia ancora meglio, se possibile, proporre un’esperienza simile anche durante l’anno, per poter comprendere di più la vita di un orfanotrofio e non solo del campo estivo. Io sono partita senza previsioni su cosa avrei trovato e cosa avrei fatto e, dato che ora lo so, in occasione di una seconda esperienza, mi piacerebbe pensare in anticipo ai giochi con i bambini. Sarebbe bello infatti lanciare l’idea di una specie di grest o comunque organizzare attività che coinvolgano  di più i bambini moldavi, dato che in questi campi estivi sono lasciati un po’ a loro stessi. L’organizzazione della settimana è stata perfetta, perché in pochi giorni ho potuto vedere tante cose e conoscere più persone, nonostante il tempo non sia stato sufficiente per stringere legami più stretti con i ragazzi. Ringrazio tutti,l’associazione, Sergio, i miei genitori e i miei compagni di avventura, Giulia, Giuliana e Andrea per avermi permesso di vivere quest’esperienza e per averla resa così piacevole e divertente!

 Monica

 

- GIULIA -

Dire che è stata un'esperienza incredibile non è ancora sufficiente per descrivere i sette giorni trascorsi in parte in quel di Chisinau e in parte a Balti. Già, ma dove sono queste due città (se così si possono chiamare)? In Africa? In Brasile? No, in Moldavia, piccolo stato dell'ex Unione sovietica, confinante con l'Ucraina a nord e con la Romania a ovest, uno stato che dista quasi 2000 chilometri dall'Italia. Basta spostarsi un pochino più a est per accorgersi di come la realtà cambi rapidamente: addio a Mac Donald e negozi di vestiti ovunque, addio ad auto super tecnologiche, addio a cibi iper sofisticati, addio a ragazzi firmati per strada, addio a discoteche e a tutto ciò che rientra nella nostra quotidianità. L'addio implica un abbandono netto, certamente non facile (soprattutto per un italiano), ma necessario per vivere al meglio e per cercare di adattarsi nel nuovo ambiente. Un ambiente estremamente povero che mette a dura prova una qualsiasi persona abituata ai troppi comfort, che la invita a mostrarsi nella sua semplicità e spontaneità, che la prende al cuore spogliandola da ogni pregiudizio e da ogni attenzione rivolta al personale. Ecco allora che si è circa pronti (il "circa" indica tutti quegli inconvenienti che non possono essere previsti) per la vita moldava. Nella vita moldava rientrano molti aspetti che si possono così riassumere: miseria, bambini, campi, emozioni, valori, strada. ok, ora mi spiego meglio. Beh, i campi sono delle specie di colonie in cui sono presenti lo spazio per i giochi (basket, calcio, pallavolo ecc), tante piccole casette ravvicinate l'una all'altra, un'area per la colazione/pranzo/cena e un "bagno" (a cui io preferii il bosco). All'interno di queste strutture passano l'estate quasi cinquecento bimbi (tra Balti e Chisinau) di età compresa tra i 6 e i 16 anni. Nonostante i 170 chilometri separanti le due città i bimbi/ragazzi non cambiano: sono sempre pronti a donare un sorriso e ad accogliere senza giudicare, malgrado la loro situazione complessa (molti sono orfani, altri hanno la mamma con problemi psichici o in carcere e il papà o è alcolizzato o non c'è più) e la lingua diversa. In cambio non domandano nulla, ma si nota sui loro volti un'espressione più che compiaciuta ad un gesto carino e possibilmente sincero, quale un abbraccio, o un bacio o un  gioco insieme. Le attenzioni, però, accendono unicamente delle piccole speranze che, purtroppo, non sono ancora sufficienti a garantire loro un futuro migliore. Infatti l'affetto è sì necessario alla crescita e alla sicurezza di un individuo, soprattutto di un bimbo, ma sono i soldi (che mancano) a permettere una continuazione in un paese così povero, vivente essenzialmente di agricoltura e ulteriormente disastrato da una terribile inondazione (che con la sua violenza ha abbattuto e sommerso numerose case e portato con sè altrettante numerose vittime). Dato che le televisioni locali e nazionali sono troppo occupate a pensare alla "grave" crisi economica che sta interessando l'Italia, diviene obiettivo mio, nostro e di tutti coloro che hanno avuto la possibilità, il coraggio e la fortuna di passare alcuni giorni in questi stati, di far conoscere le difficili (e spesso drammatiche) situazioni che influenzano i paesi ad un passo da qui, come la Moldavia, e magari di trovare qualche nuovo genitore adottivo che spianerebbe (e farebbe evitare) la strada, sicuramente in salita, ad un bimbo/a con soli 20euro al mese. Esagerando: per noi una sciocchezza, per loro la salvezza. Eh sì la vita là, ma in fondo anche qua, è come una strada, una strada proprio della Moldavia: ad un certo punto ci si accorge di esserne immersi, senza sapere bene il motivo, è un tragitto lungo che attraversa campi di girasole, villaggi poveri, distese erbose e tratti fangosi, che spinge a fare i conti con salite, discese, collinette, oltre le quali l'imprevisto è in agguato, costringendo così l'individuo a mantenere alta l'attenzione, a gustarsi quanto di piacevole il cammino offre, a meravigliarsi degli aspetti nuovi e sconosciuti, insomma a godere, gioire, scontrarsi con ciò che si ha davanti. E se non si dovesse riuscire da soli beh, ci sono sempre i compari di avventura e quell'alleato un pò speciale, Dio, che non ti abbandonano mai e ti danno la forza e il coraggio per proseguire verso la tanto desiderata meta. Una volta raggiunta si possono solo assaporare i dolci frutti che il percorso, spesso aspro, ha lasciato. Così, dopo essermi posta al pari passo dei bimbi e grazie all'aiuto indispensabile dei compagni di viaggio, ecco che qualche risultato comincia a farsi "sentire": ho imparato ad apprezzare ancora di più le piccole cose (sguardi, abbracci, risate ecc) e ciò che ho io (casa, mamma ecc), ho compreso che mettersi in gioco completamente trascurando interamente se stessi (la fame ecc) è difficile, ho capito che vedere un bimbo sorridere vale qualsiasi sacrificio ed è una delle migliori bellezze del mondo. Ora posso proprio affermare che è stata una bellissima e gratificante esperienza, con la speranza di poterla rivivere l'anno prossimo!

Giulia 
 

 
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