18 Gennaio 2022

AGOSTO 1996 - SPEDIZIONE UMANITARIA IN MOLDAVIA 

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PRELIMINARI: L'idea di realizzare una spedizione in Moldavia è nata dopo aver costituito una sezione dell'IRFF ( Fondazione Internazionale per il Sostegno e l'Amicizia tra i popoli) in Valtellina. In pratica, pur essendo ancora pochi soci, abbiamo deciso di realizzare qualcosa anche sul piano pratico. I preparativi sono quelli di ogni spedizione: trovare il materiale, avere un magazzino dove sistemarla, avere i contatti con la sede centrale, in questo caso,il Direttore Esecutivo per l'ITALIA Massimo Trombin e raccogliere un pò di fondi. A parte l'ultima di queste cose,che resta la piu difficoltosa, le altre sono quasi tutte a posto. Tra le carte che ci servono però ne manca una,la più importante che è quella del Ministero della Moldavia. Sabina, la nostra corrispondente da KISIENEV, dice che prima di mandarci tale carta lei deve ricevere,per fax, quella che ci consegnano in dogana qui in ITALIA. Dopo questo chiarimento, grazie anche  all'aiuto di Giuseppe Gesualdi, io e Guido Baroni (secondo volontario della spedizione) partiamo alle 9.30 di venerdi 2 Agosto, per caricare il materiale umanitario nel magazzino di Bianzone, datoci in prestito da una nostra volontaria, Hermine Langerer. Questo materiale è stato raccolto in diversi luoghi. A Chiavenna, dai signori Martinoli Carlo e Danilo, a Regoledo di Cosio dalla signora Ilde, in Valfurva dalla signora Valgoi Graziella. Poi il tutto è stato sistemato per bene nel deposito di Bianzone.

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Appena prima di mezzogiorno finiamo di caricare, ci troviamo da Mirco Gastaldini  (terzo volontario delle spedizione) per il pranzo. Dopo un bel piatto di pizzoccheri cucinati dalla Gabriella ( moglie del Mirco ) andiamo a svolgere le pratiche doganali a Tirano.

Chi realizza un trasporto ha bisogno di presentarsi allo Stato estero questione attraverso un intermediario che lo Stato stesso riconosce: questo è lo spedizioniere. Qui in zona abbiamo il sig. Maganetti, che attraverso la signora Carmen ci ha preparato le carte gratuitamente.

Alle 15 siamo a posto, il furgone è piombato. Ci rechiamo in comune a Bianzone e qui grazie alla disponibilità della segretaria riusciamo a far arrivare in Moldavia il fax richiestoci.Sabina va al Ministero Moldavo;  stranamente le dicono che noi possiamo partire senza questa loro carta: ci penseranno loro ad avvisare la loro dogana.

PARTENZA:  VENERDI' 2 AGOSTO

Sono le 16.30 , si parte. La strada è già decisa anche perchè le dogane  interne alla comunità Europea vengono segnate sul documento datoci a Tirano: direzione  Edolo, passo del Tonale, Bolzano, S. Candido, SILLIAN, Spittan, Willach, Graz, RABAFUZES, Vesprem, Budapest, NADLAC, Arad, Brasov, Husi, LEUSENI, KISIENEV.

Verso le 21.00,dopo i vari passi del  Tonale e Amendola ci troviamo alla frontiera di S.Candido. Le parole del nostro cameraman,"Tutto sta procedendo bene", anticipano la nostra prima sorpresa. Il carico non occupava tutto il cassone, con un pannello si era lasciato uno spazio sufficente per mettere un paio di materassi dove poter dormire a turno. Ebbene  questo pannello, evidentemente non fissato adeguatamentee a causa anche della strada percorsa, con il peso dei pacchi aveva rotto la corda di fissaggio e strappato il filo del piombo. Fortunatamente, proprio per il tipo di spedizione umanitaria, e grazie ad una veloce risistemazione del tutto, merito a dei cavi trovati dal nostro Mirco, i doganieri Italiani un pò perplessi ci hanno lasciato passare: " Per noi può anche andar bene " ci hanno detto " ma forse gli Austriaci non vi  lasceranno passare ". Tutt'altro che vero, questi non sono neanche usciti dalla guardiola facendoci segno di proseguire. Come si dice, dopo  "cinch minut de paura"  il viaggio continua.

SABATO 3 AGOSTO: alla fine si entra in ROMANIA 

Attraversiamo l'Austria di notte, la mattina alle 6.15 entriamo in dogana ungherese. Fintanto che eravamo nella comunità Europea tutto era regolato dal documento del nostro Paese, ora  fuori dalla comunità bisogna sottostare a regole diverse. Si va dallo spedizioniere il quale ci fa pagare il passaggio: 200 marchi. Il foglio che Massimo ci ha preparato per l'Ungheria non è sufficente per evitare questo pagamento. (Il valore che si paga, ci è parso di capire, dipende dalla quantità della merce e dal suo valore). Si passa dall'ufficio doganale, ci mettono il timbro e si va: sono le 7.15, direzione RABAFUZES. Dopo un pò ci fermiamo a fare gasolio: 50 litri con 58 marchi. Costa come in Italia.Verso le 13.00 dopo alcuni zig-zag e alcune piccole infrazioni che il Guido incurante del codice stradale ungherese ci fa sperimentare, siamo a BUDAPEST. Percorsi oramai 1000 km ci concediamo una sosta. Prima però diamo una sbirciatina a un museo che si trova sul nostro cammino: museo della VITTORIA. Qui il nostro cameraman si diletta e fa delle belle riprese.

SABATO 3 AGOSTO: ...continua

Dopo una breve ricerca entriamo in un ristorante e iniziamo a rinfocillarci. Guido racconta la sua avventura con il soldato ungherese con il quale non c'è stato verso di capirsi. Non una parola di tedesco, l'unica cosa che sapeva era il nome del posto dove doveva andare. Durante il pranzo ci assale un sospetto. Oggi è sabato, in dogana Romena arriveremo in serata: e se fosse chiusa, e c'è da aspettare fino a Lunedi' ? Qualcuno propone di telefonare, ma poi si decide di partire. Il conto del ristorante è di 47 $.(Di lire non ne vogliono proprio). Alle 19.30 usciamo dall'Ungheria ed iniziamo l'iter con la dogana Romena. Va meglio del previsto. Troviamo uno spedizioniere giovane che capisce bene l'Italiano. Ci chiede il documento del Ministero della Moldavia, al quale noi sostituiamo il nostro "VADEMECUM" con tutta una serie di fogli dell'IRFF. Questo ragazzo ci dice che avremmo dovuto avere ANCHE un documento dell'ambasciata ROMENA. Questo perchè hanno paura che noi ci fermiamo in Romania per lasciare da qualche parte il materiale trasportato creando a loro dei problemi. Se noi avessimo avuto questa carta, facilmente non avremmo pagato neanche il Visto. Il ragazzo comunque escogita un sistema per non farci pagare almeno il transito. Alla fine versiamo, 69 $ per i visti e 25 $ per il lavoro dello spedizioniere. Sono le 22.30, diamo una lezione di principio ad un commilitone (voleva per forza 2 pacchetti di sigarette, al nostro rifiuto non voleva più restituirci i nostri passaporti, ma poi l'intervento di un suo superiore l'ha fatto desistere ) ed entriamo in ROMANIA. 20 km prima di ARAD, dopo aver percorso 1250 km ci fermiamo a fare gasolio: 71 litri con 30 marchi. Guido se ne va a riposare, io e  Mirco affrontiamo la notte.

DOMENICA 4 AGOSTO: il viaggio continua, ma la velocità media non supera i 30km all'ora.

La strada si fa veramente brutta. Con tutte quelle buche se non vogliamo rischiare di rompere qualcosa ci conviene viaggiare piano e prestando massima attenzione: ogni tanto compare qualche carro trainato da cavalli, o da mucche; per non parlare poi dei passanti che inspiegabilmente in piena notte si trovano sulla strada a fare l'autostop. E' il caso dela donna con in braccio un bambino e con due borse per terra che abbiamo fatto salire intorno a DEVA. Erano le 3.00 dellla notte, stava anche piovendo, tutto a un tratto vediamo una donna col bambino che fa l'autostop. Che si fa? Potrebbe essere uno scherzo di cattivo gusto. Mi fermo e Mirco con una rapida occhiata verifica lo stato della situazione: tutto a posto. Salita a bordo dopo averci comunicato la sua meta si addormenta lei e il bambino. Si sveglia  appena prima di scendere  nel suo paese e ci saluta con un "merci'".

In mattinata, una breve pausa per lavarsi, un caffè e si riparte subito. Alle 14.30 dopo 1680 km siamo a BRASCOV e qui ci fermiamo per mangiare un boccone. Con il mio inglese riesco a farmi capire a malapena anche se, su consiglio dei compagni di viaggio è meglio che prima verifichi se c'è qualche spiraglio con l'italiano. Evidentemente devo ammettere che non basta la buona volontà. Con 10$ mangiamo un misto di carne di maiale arrostita, con un po di pomodori e cetrioli. La birra "deve essere abbondante", sarà per questo che la signora, passando ogni tanto, ci riempie i bicchieri, versandone anche sul tavolo. Ripartiamo con i calorosi saluti di una inserviente: ha la voce grossa ed è molto allegra, le mancano pure 2 denti davanti, ma ci fa sentire come se fossimo a casa in una vecchia trattoria dell'iterland Milanese.

Verso le 16.30 siamo a Tirgui Secuisc: pensiamo sia il caso di telefonare in Moldavia. Lasciamo Guido al volante, ed io e Mirco c'inoltriamo nelle vie del paese. Troviamo, dopo un susseguirsi di entra e esci da bar e negozi, una ragazza che gentilmente dopo una lunga camminata, ci porta all'ufficio telefonico. Purtroppo è chiuso. Decidiamo di abbandonare l'idea e torniamo al furgone. Li troviamo Guido alle prese con un poliziotto. Sulle prime mi viene il dubbio che con la sua mania di voler cambiare in moneta locale, stia contrattando  con il poliziotto. Avvicinandomi, mi dice invece, che siamo nei guai. Ci contestano l'aver parcheggiato in quel modo, vogliono che paghiamo 30.000 Lei di multa. ( Equivalente di 15.000£ ). Purtroppo noi, di LEI, non ne abbiamo, vorremmo pagare con altra moneta, ma il poliziotto non accetta. Prendo dal furgone la documentazione che riguarda la spedizione. Faccio capire che altre volte noi abbiamo aiutato la Romania, con altre spedizioni. Lui legge, ma si convince solo un po', a questo punto l'offerta di un paio di pachetti di sigarette, sistema definitivamente la situazione.

Alle 21.00 siamo a BACAU. Qui dopo un primo rifiuto di fornirci un pasto in una pizzeria statale, (avevano già finito di lavorare ) e dopo un lungo colloquio in inglese, dove l'unica cosa capita era che una buona pizzeria si chiamava SIENA e che era più avanti sulla destra, riusciamo a sederci  davanti ad una buona pizza. Questa è molto simile come gusto a quella Italiana, ma le dimensioni sono molto ridotte: in pratica circa la metà. Ne prendiamo ancora una. Con il caffè paghiamo 20 dollari.

Di notte siamo io al volante e Mirco alla navigazione. La direzione  da seguire è BIRLAD, per arrivare a GRESA. Pensando di essere ormai a VASALUI, prendiamo una deviazione con l'indicazione BIRLAD che c'inoltra in una stradina un pò sospetta. Questa si fa sempre più stretta e dissestata. Ad un certo punto Mirco ha un urlo: stop, fermati, siamo fuori rotta. Si torna indietro. Per fortuna avevamo fatto solo una ventina di km.

LUNEDI' 5 Agosto: il giorno dell'arrivo a KISIENEV

Intorno a VASALUI verso le 4.00 del mattino decidiamo di fermarci per un sonnellino, ma le zanzare ci fanno ripartire poco dopo. Ritentiamo appena prima di HUSI e qui per circa un'oretta riusciamo a riposare. Ripartiamo, ma dopo pochi km ci ferma di nuovo un poliziotto:  alla guida c'è  Mirco. Gli viene contestato l'uso delle cinghie di sicurezza, poi con una serie di scuse ci fa capire che vuole qualcosa. Senza dar adito a sospetti sale in cabina, vuole controllare. Più tardi ci accorgiamo che ci ha rubato un coltellino multiattrezzi. Vuole 30.000 lei ed anche qui le sigarette risolvono la situazione. Alle 9.30, all'ultimo distributore, prima di addentrarci in MOLDAVIA, facciamo 80 litri di gasolio con un costo di  20$. Sono le 10.30, entriamo nell'ultima dogana: quella più "tosta".  Qui ci viene incontro un mezzo plotone di persone. Non si capisce bene quale sia il loro ruolo e che cosa debbono fare. Noi ci mettiamo molto tranquilli e li lasciamo fare. Alcuni iniziano un meticoloso lavoro di controllo del carico: addirittura volevano togliere l'intero telo che di fatto copriva il cassone. Tolgono il piombo, di per sè già molto provvisorio dall'Italia. Poi spostano il pannello e iniziano con poca cura ad aprire i pacchi. Diversi addirittura li rompono facendo uscire riso e farina. Il primo battibecco l'abbiamo con l'esperto degli alimenti, quando ci fa notare che delle scatole di tonno avevano la data di scadenza Giugno 96. Abbiamo cercato di far capire loro che 2 mesi non erano poi cosi tanti. Niente da fare, quelle scatolette sembravano un problema. A questo, s'è aggiunto la presenza di una scatola di libri non contemplata nella lista del materiale. Da questi libri poi, per ironia della sorte è uscita una foto antica di mio nonno con i suoi figli tra cui mio padre. Foto che mi è stata consegnata, additandomi un pò come punto di collegamento con tali libri. Dopo averli sfogliati per bene li hanno rimessi sul camion.

La nostra tranquillità e serenità gli deve aver messo il cuore in pace e ad un certo punto abbiamo perfino iniziato a scherzare con i doganieri. Cosa potevano fare? Stavamo portando aiuto alla loro Nazione e ad ogni momento che passava diventava sempre più evidente che non potevamo avere  altri scopi. Quindi dopo essere passato per diversi uffici dove trascrivevano e mettevano dei timbri, mi hanno portato nell'ufficio del rappresentante del console. Qui mi sono trovato di fronte ad una elegante signora sulla cinquantina, un rapido controllo ai passaporti e nei suoi registri per poi vederla annuire: aveva trovato i nostri nomi comunicatigli dal Ministero della MOLDAVIA. A questo punto è diventata molto disponibile. Non abbiamo pagato il visto ( 30$ a testa ) e ci ha spiegato che se volevamo essere assicurati dovevamo pagare 200$. Infine manifestando una seria e sincera gratitudine ci ha chiesto se avevamo bisogno di qualcosa. Approffitando di questa occasione le abbiamo domandato di telefonare all'IRFF in KISIENEV ed avvisare del nostro arrivo. Ben lieta di poterci esaudire ci ha confermato poco dopo l'esito affermativo della telefonata.

Alle 12.30 usciamo dalla dogana ed entriamo in MOLDAVIA. Per tutto il tempo in cui siamo rimasti li' saranno transitati uno o due camion. Durante il percorso, prima di arrivare a KISIENEV, avremo incontrato si e no, 4 o 5 macchine. La strada è rimasta quasi sempre vuota. Evidentemente non esistono molti scambi con la Romania. Il paesaggio è qualcosa di fantastico: dove non c'è la presenza dll'uomo, l'ambiente è rimasto incontaminato. Qui è tutto un susseguirsi di colline e pendii con bellissime vedute di paesaggi. Purtroppo l'agricoltura potrebbe essere più fiorente, siamo a quota 700 mt  s.l.m. Vediamo un pò di vite, che da noi sembrerebbe incolta. Tra i filari c'è l'erba alta 40cm. Incontriamo per la strada persone che vorrebbero venderci delle pesche o dei ribes. Un secchio costa 10 lei. In sostanza 1 leu Moldavo= 1000lei Romeni = 400£ Italiane. Quel secchio di pesche costava intorno alle 4000 £. Poi abbiamo saputo che era un prezzo molto caro e loro lo facevano solo perchè noi eravamo stranieri. 

Arriviamo a Kisienev ...

Dopo 2200 km dalla partenza e tre giorni di viaggio, alle 16.30, arriviamo in città di KISIENEV.  Questa si presenta abbastanza imponente (è la capitale), si notano delle grandi costruzioni squadrate in  stile  classico (ambasciate, palazzi governativi), grandi piazze con al centro la statua di qualche personaggio importante. La circolazione è molto regolare: poche macchine (per di più Moscovic e Volga) e strade molto larghe. Le abitazioni civili, sono dei grandi blocchi anche loro squadrati, che si sviluppano sulle diverse strade. La nostra via è la TRANDAFIRILOR, blocco 29/4. Qui dopo alcune ricerche troviamo Sabina. Con lei ci rechiamo subito in dogana. Sabina non ha mai avuto a che fare con questo tipo di operazione,ma è una ragazza sveglia e dopo aver girato per qualche ufficio strano, arriviamo in quello giusto. Purtroppo è un pò tardi, le persone stanno andando via, ma noi grazie anche ad una persona disponibile che stava ascoltando riusciamo a concludere qualcosa. In pratica Sabina come rappresentante dell'IRFF deve compilare una carta intestata della associazione Moldava dove dichiara di ricevere tale materiale umanitario. Questo foglio però lo possiamo portare solo domani mattina. Chiediamo, che a causa del telo rotto e della paura che con l'acqua il cibo si deteriori, sommata al rischio che qualcuno ci rubi parte del carico, di poter scaricare il furgone la sera stessa. Il funzionario in  questione s'è reso disponibile ed ha cercato in tutti i modi di agevolarci. E' venuto a vedere di persona se era vero che il telo era rotto. A questo punto ha dato il permesso di scaricare , e di tornare in dogana la mattina dopo per sistemare la questione.

Si va a scaricare al ..Brother center

Siamo andati alla sede centrale dll'IRFF MOLDAVO e alcuni membri sono venuti insieme per scaricare. Tra questi, Jorcian Eugen, fratello di Sabina, poi c'è Nuta Genea, Telsaru  Colea, Buuncilà Valentin, Uova Griteu, Roscot Sergei, Namolovon Sosa, Frunze Sandu ecc. Si va al Brother Center, il posto dove dormono i volontari  IRFF. Dovevamo portare tutto il materiale al 4° piano. C'erano dei bambini che resosi conto di cosa stavamo facendo sono accorsi per aiutarci: Tania, Katia, Alexander, ecc. C'era veramente un clima gioioso e di festa. Si ritorna poi alla sede centrale per la cena e si stà un pò insieme ai nuovi amici. Ci sono anche dei volontari giapponesi e americani. La voglia di comunicare è tanta ma il limite lo impone  la lingua. Sapere bene l'inglese in questi casi sarebbe veramente utile. Si torna al Brother Center per dormire. Veniamo fermati da un poliziotto dalla faccia simpatica.Dice che dietro non potremmo caricare persone. Anche qui le sigarette risolvono la situzione. Nuta Genea si offre volontariamente di dormire sul furgone: non vuole che ci accada qualcosa di spiacevole. (Tutte le notti questo ragazzo ha voluto fare questo per noi).

MARTEDI' 6 AGOSTO: c'incontriamo con Cliff Yank

L'appuntamento con Sabina era alle 7.00. Alle 8.00 non c'era ancora nessuno. Cominciavo a preoccuparmi. Alle 8.15 arriva tutta ansimante: aveva sbagliato bus. A quell'ora CLIFF, il responsabile  del Movimento in Moldavia, avrebbe voluto incontrarci, ma forse è stato meglio cosi, perchè Guido e Mirco non ci sarebbero stati. In  dogana l'appuntamento era per le 8.30. Arriviamo alle 8.45. Sabina mi dice che per quel funzionario, sarebbe stato giorno di ferie, ma che veniva in dogana apposta per noi. L'arrivare tardi mi dava un certo fastidio. In un primo momento questo signore non c'era: "sta attento che se n'è gia andato", penso io. Invece no, eccolo che arriva e in un attimo risolviamo la situazione. Sabina consegna il foglio con la dichiarazione di aver ricevuto il materiale. Il funzionario mi chiede di quali documenti necessito. A me interessa solo quello di poter trasportare il matyeriale dove voglio. Il funzionario mette un timbro: libero da dogana. Siamo a posto. Recuperati Guido e Mirco andiamo da Cliff. Lui è un membro americano e parla solo americano. Molto utile per inquadrare la situazione, è stato quello di consegnargli la lettera che avevo preparato (in inglese, tradottami per l'occasione dal figlio di Tosto) dove spiegavo l'organizzazione del nostro viaggio. Cliff ha capito perfettamente, ci ha presentato Sanu, responsabile del settore umanitario, ed insieme a loro siamo andati a visitare una scuola dove l' IRFF potrebbe effetuare opere di restauro. La direttrice dice che ha già mandato in Italia tutta la documentazione.

Con  Cliff  abbiamo stabilito un programma di massima: in pratica Sabina è la nostra guida. Porteremo parte del materiale in orfanotrofi e pensionati. Il resto del materiale lo distribuiranno scaglionato nel tempo. Nel pomeriggio portiamo del materiale  nel primo orfanotrofio: CASA DE COPII in via COZMESCU al n° 51. Quando siamo circa in zona, chiediamo esattamente dove si trova l'orfanotrofio. Inizialmente facciamo fatica a trovarlo: nessuno lo conosce. Strano eppure la zona è questa. C'è una fabbrica, proviamo a chiedere a delle persone che escono da li'. Niente. Giriamo un pò, alla fine un ragazzo ci dà l'indicazione precisa. La prima impressione è di un posto non conosciuto e abbastanza dimenticato. Il luogo è ampio, un grande giardino,  incolto, erbacce, niente fiori, i classici giochi per bambini inesistenti o del tutto inagibili. Ecco la direttrice. Una signora sulla cinquantina abbastanza grintosa. Ci fa visitare l'ambiente interno che ci pare pulito e curato. Incontriamo i bambini: ci sembrano piuttosto spaventati dalla nostra presenza. Forse non sono molto abituati a visite di questo tipo. Questo orfanotrofio ospita circa 200 bambini da appena nati a 6 anni. Quasi tutti hanno qualche patologia al sistema nervoso. Non tutti sono orfani: in tanti casi sono abbandonati. Genitori inadempienti, alcolizzati (molto alta la percentuale) delinquenti, ecc. Il costo per ognuno di loro, ci dice la direttrice, è di 150 $ al mese. Ci sembra una cifra molto alta in un paese dove lo stipendio medio è intorno ai 25$. Questi orfanotrofi sono finanziati dallo Stato."Ogni tanto arriva qualche gruppo umanitario, ma poi vedono che qui stiamo abbastanza bene ed allora vanno da un'alta parte";  noi però abbiamo bisogno di molte cose, ci dice la direttrice, ed inizia a fare un elenco: vestiti, giochi, medicine, cibo, ecc. Restiamo d' accordo che ripassiamo ed intanto lei ci prepara un documento ufficiale sulle cose che servono. Precisiamo che non potremo garantire di poter esaudire per forza tale richiesta, dipenderà tanto da quante persone riusciremo a coinvolgere su questi problemi.

Mercoledi' 7 AGOSTO: continua il trasporto degli aiuti

In mattinata, in compagnia di Cliff andiamo a portare altro materiale, all'orfanotrofio n° 2  in via CUZA VODA 29/4.  Anche qui ospitano bambini dalla nascita a 6 anni.Qui ad aspettarci c'è la vice direttrice  molto socievole e disponibile. Anche se l'ambiente è meno ampio di quello di ieri, il clima che che si respira ci pare più armonioso sia tra il personale che con e tra i bambini. Osserviamo che ci sarebbe veramente  la possibilità di dare una mano al restauro dell'area riservata al giardino. Ci sono delle tettoie dove mancano le coperture e quelle esistenti  sono in eternit. Non c'e segno di vernice sulle palizzate, la rete che circonda lo spazio è tutta arrugginita. Giochi non ce ne sono. Insomma ci sarebbe lavoro per una 15ina di giorni. Anche qui come ieri restiamo d'accordo di ripassare.

Nel pomeriggio si porta del materiale in un ospizio per anziani. Qui la situazione è molto più disastrosa. L'aspetto della solitudine degli anziani, che purtroppo, esiste anche da noi, qui ci sembra molto pesante. Dove ci sono i vecchi non ci sono gli inservienti, dove ci sono inservienti non ci sono anziani. Sembrano due mondi separati. Abbiamo chiesto di visitare i luoghi dove i degenti passavano la maggior parte del loro tempo. Inizialmente abbiamo notato una certa resistenza. Poi dopo una breve riflessione del direttore, ci siamo incamminati verso un lungo corridoio. Man mano che ci si avvicinava, diventava sempre più forte la puzza  di urina. Una nostra volontaria ad un certo punto s'è fermata: non riusciava più a proseguire: le veniva il voltastomaco. Evidentemente l'aspetto della pulizia non era affatto curato. Abbiamo chiesto al direttore quali garanzie lui poteva darci, sulla destinazione del materiale portato. Sulle prime, chiaramente, la domanda ha creato un pò di tensione, ma poi con molta tranquillità abbiamo fatto capire che non era una questione di sfiducia ma di chiarezza nei confronti di chi ci aveva consegnato il materiale. Siamo rimasti d'accordo che i nostri volontari in Moldavia di tanto in tanto passavano a trovare gli anziani e quindi potevano verificare, di persona, la situazione.

In serata ci siamo trovati tutti alla sede centrale in compagnia degli altri ragazzi, dopo una giornata di lavoro. Si è fatto tardi ridendo e cantando insieme. Anche il nostro piccolo gruppo di Italiani  ha dato sfoggio a canti popolari.

giovedi' 8 AGOSTO:  alla fine si parte

La sorpresa mattutina. Genia che aveva dormito sul furgone di buon'ora  mi chiama. Non comprendevo cosa volesse, ma lui mi faceva cenno di seguirlo. Arrivato nel cortile mi mostra la gomma del  nostro mezzo: è a terra. Capisco il suo stato d'animo, pensa di aver fatto male la guardia. Poi però analizando i fatti pensiamo che sia stato causata da un ferro sporgente li' vicino. Forse ieri sera involontariamente simo passati proprio accanto. Genia dovrebbe andare a lavorare, ma mi chiede se deve aiutarmi. "No, no, va pure", e mi metto all'opera. Dopo le prime incertezze, non si trovava la chiave della gomma di scorta, ma nel giro di un'oretta tutto è sistemato. Eravamo d'accordo con Sabina di trovarci presso la fermata del bus li' vicino alle 7.45. Sono già le 8.00 e vedo che arriva. Pensava che ero andato a finire a chissa quale fermata. Si va a ritirare i vari documenti nei luoghi visitati ieri. Appena arrivati all'orfanotrofio n°2  combiniamo con una persona che era li,' di procurarci la gomma. Quella forata la dobbiamo buttare. Il tutto ci costa 100 $. Nel primo pomeriggio portiamo una 50ina di libri che parlano di etica e di morale in una scuola media di 1550 ragazzi (li ha procurati Cliff, costano 1$ a testa, ma la scuola non ha soldi per comperarli). C'incontriamo con dei docenti  molto entusiasti del loro lavoro,tra cui anche la preside. Cliff ha modo di parlare a lungo e spiegare le ragioni del nostro operare: aiutare i giovani a crescere non solo curando l'aspetto esteriore ma  soprattutto quello interiore e dei sentimenti. Questa materia nuova, di etica e morale, che si studia nelle scuole, segna un grosso cambiamento in quel Paese. Prima anche nelle scuole veniva insegnato che l'occidente era la causa dei loro problemi. Ora non è più cosi'. Troviamo una professoressa d'arte che vuole offrirci una sua interpretazione canora: l'ascoltiamo volentieri e ci congediamo.

Ultima serata in compagnia dei nostri amici dell'IRFF della Moldavia. Ci salutiamo un pò commossi. Questa è la serata delle partenze non solo per noi, ma anche per dei membri giapponesi che sono li' da diverso tempo. Si fanno le ultime foto insieme e si parte. In questi giorni abbiamo percorso circa 250 km in KISIENEV.

..si ritorna a casa

Giovedi' 8 Agosto alle 22.15, siamo partiti per il ritorno. Alle 2.00 del 9 Agosto si entra di nuovo in Romania e qui dobbiamo pagare di nuovo il visto. Direzione URZICENI, località Manasia. Ci fermiamo dal nostro amico e sindaco del comune: VLAD il quale ci ospita per la notte. Hanno fatto le elezioni ed è stato riconfermato per altri 4 anni. Il 10 Agosto alle 7.30 partiamo, per arrivare a TURNO SEVERIN. Siamo un pò indecisi se passare dalla Serbia. Un nostro amico di viaggio ha un pò premura di arrivare a casa. Il doganiere ci sconsiglia, in più lo stesso dott. LAMBERTENGHI ci aveva detto che li' facevano pagare 150 $ di carta verde. Dopo varie peripezie si decide di fare la strada che porta a BUDAPEST - VIENNA - INSBRUCH - Landek - Martina - Zernez - Livigno - P.so del Bernina  e Bianzone. Arriviamo il 12 AGOSTO alle 18.30. Missione compiuta, tutto è andato per il meglio.

Il  costo di tutta l'operazione è stato di circa  £ 1.500.000.

RIASSUNTO SPESE SPEDIZIONE UMANITARIA IN MOLDAVIA  AGOS.96     
VOCI VARIE GASOLIO SPEDIZ. VISTI AUTOSTR.
Spese prima della spediz:          
Telefono, trasporti,cibo ecc. 110.000        
Gasolio Livigno   60.000      
Spediz. UNGHERIA  200 DM     210.000    
Dopo 684km 50l=58DM   60.900      
Pranzo Budapest  47 $ 72.850        
Scambiato: dato 100$ resto 40DM 113.000        
Spediz. ROMANIA 25 $     38.750    
Visti ROMANIA       105.000  
ARAD,dopo 1240km  71 l=30DM   31.500      
Pranzo BRASCOV  10 $ 15.500        
Pizza a BACAU 20$ 31.000        
Scambiato 5 $ 7750        
Dopo 2080 km, ultimo distrib.          
prima di entr.in MOLDAVIA:          
 80l=20$   31.000      
Permanenza in MOLDAVIA:          
60DM + 40$ 125.000        
           
TOT. SPESE( AN.) PER VOCI 475.100 183.400 248.750 105.000  
TOTALE SPESE ANDATA 1.012.250        
           
Visti  in ROMANIA       105.000  
Gasolio   96.500      
Visti rientro in ROMANIA  50 DM       52.500  
Scambiato 30.000        
Gasolio 15 $   23.250      
Spediz. UNGHERIA 20 DM     21.000    
Scambiato 30 DM 31.500        
Autostrada 130 DM          136.500
Scamb. a VIENNA 50 $ 77.500        
Autostr.BRENNERO         50.000
Gasolio 25 DM   26.000      
Grossa di ZERNEZ         20.000
Gasolio LIVIGNO   57.000      
TOT. SPESE(RIT) PER VOCI 139.000 202.750 21.000 157.500 206.500
TOTALE SPESE RITORNO 726.750        
TOTALE SPESE           
ANDATA E RITORNO 1.739.000        
           
1 $ =  1550 £          
1DM = 1050 $          

SPEDIZIONE UMANITARIA IN CROAZIA DEL 28/12/96

Brevissima cronistoria

Partenza da Bianzone il giorno 28/12/96 alle ore 9.30 con un  furgone  di materiale: vestiti, scarpe, giocattoli, alimenti. A bordo ci sono: Guido il nostro infaticabile autista, Renata denominata" coraggiosa volontaria al buio" (è alla sua prima spedizione) ed il sottoscritto.

Da Monticello d'Alba in provincia di Cuneo altri due volontari: Carmine Natale, nuovo responsabile nazionale dell'IRFF insieme a Giuseppe Gesualdi, (colui che ci toglierà le patate bollenti in diverse occasioni). A bordo hanno quasi 6000 metri di stoffa richiestaci dal Centar Odgoj, con diverso abbigliamento.

Con loro riusciamo a trovarci a Venezia e da li proseguiamo il viaggio insieme. Arriviamo a Zagabria il 29/12/96 alle 5 di mattina dopo aver percorso circa 800 km. Consegniamo il materiale al centro handicappati di Odgoj e al centro rifugiati MST DOO. Il 30/12/96 al pomeriggio inoltrato, si parte per il ritorno.

Preliminari

Sono sempre gli stessi in via di massima, ma questa volta ci sono state alcune divergenze che hanno reso questi preliminari un attimino più difficoltosi. ( Innanzitutto la preoccupazione per Enrica era abbastanza forte:  deve rimanere a riposo, e con la situazione attuale non è facile; e poi se avesse iniziato a preoccuparsi seriamente, ci sarebbe stato un seguito di forti critiche: i suoi, i miei, ecc. Come dice il fondatore dell'IRFF: sulla base dell'unità mente - corpo  marito - moglie ecc. le situazioni volgono nella maniera giusta, cresce la forza e l'energia. E cosi è stato.

La decisione iniziale era quella di andare con il camion di Guido e quello di Vittorio: 20 m3 su uno, e 35 m3 sull'altro. Purtroppo Vittorio voleva imporre "un dictat alla spedizione": " se volete che venga dovete lasciarmi portare un 30 pacchi di materiale umanitario per una famiglia di Chiavenna che hanno dei parenti in Croazia". Il mio opporsi non è stato del tutto categorico: le mie perplessità erano: e se quando arriviamo là andiamo a ferire la sensibilità dei destinatari i  quali si vedono arrivare un carico, ma poi un tot quantitativo va a finire da un'altra parte. Come possono restarci ?  Quando poi siamo arrivati là ho avuto conferma di queste perplessità. La persona che ci ha accolto al Centar Odgoj ci ha detto che tanti problemi sugli aiuti umanitari sono determinati dal fatto che le persone vedono delle preferenze sulla distribuzione degli aiuti e non potendo sempre spiegare loro tutto, il risultato è quello che l'aiuto umanitario lascia le persone con la bocca amara.Il rischio poi è quello d'infangare dei principi a cui la nostra associazione vuole mantenersi fedele: sostenere e diventare amici di questi popoli rispettando la loro storia, il loro credo e la loro sensibilità. Un altro problema erano le mie ferie: all'utimo momento sembrava che l'opporsi di un responsabile poteva mandare tutto a monte. Per fortuna nell'azienda dove lavoro ci sono diversi gradi di responsabilità e di sensibilità. Un grazie va quindi anche a loro.

 PREPARATIVI

Sono di diverso tipo: il materiale, i volontari disponibili a recarsi sul posto, i mezzi di trasporto, i fondi,  i documenti necessari e quindi il cercare di coordinare la partenza con chi parte da un'altra parte.

Per il materiale oltre alle persone che già collaborano con noi da vecchia data come la Ilde di Regoledo di Cosio,  la Fanny di Villa di Tirano, la Graziella di Valfurva si sono aggiunte nuove forze molto significative. E' il caso del Fiorenzo Buzzetti che lavora all'ospedale di Morbegno: grazie a lui abbiamo avuto oltre che diverso materiale anche utili informazioni. Lui infati ha sulle spalle la bellezza di una cinquantina di viaggi in BOSNIA: un vero veterano. Da non dimenticare poi la bella iniziativa messa in pista dalla proloco di Tirano nel contesto del periodo Natalizio: " un dono sotto l'albero" dove tanti bambini del comprensorio, ma anche da più lontano come quelli della scuola elementare di RAVOLEDO, hanno portato un loro dono da far arrivare ai bambini Croati. Bisogna qui accennare a come  la scuola per merito di certi insegnanti possa trasmettere valori importanti ai propri alunni. Ricordiamo poi la disponibilità del coniugi Rossi Bruno e la moglie Mina di Bianzone, i quali continuano, oltre che a permettere l'utilizzo del suo pian terreno come magazzino di raccolta, ad aiutare nelle fasi di carico e scarico. C'è poi stato il sostegno immediato di Mirco Gastaldini che con la moglie gia svolgono attività di volontariato. Da lui c'è stata data l'indicazione dove poter trovare altri volontari e mezzi disponibili. E' il caso di Franco Laconi che se non era per urgenti motivi di lavoro si sarebbe unito alla spedizione.

Per il discorso dei volonatri disposti a recarsi sul posto bisogna per forza menzionare l'indistruttibile Guido Baroni che questa volta oltre al proprio mezzo di trasporto è riuscito a coinvolgere l'altra volontaria della spedizione: Zen Renata. Utilissima quest'ultima per il suo supporto come report fotografico, ed anche per evitare.... di perdere qualcuno per strada ( capirete meglio nella descrizione ). Per i fondi è il caso di ricordare in modo particolare la sig. Avalinda  e tanta altre come la Giovanna di Villa, piuttosto che la Ferrari Elena ed il nostro socio Alfano di  Sondrio. Per i documenti va ricordato il supporto di Mario Curcio che mettendo a disposizione il proprio fax ed il suo" parlè Francais" ha reso tutto più facile. Per ultimo la gentilezza della sig.a Carmen, una  responsabile dello Spedizioniere Maganetti: attraverso di lei possiamo avere gratuitamente i documenti necessari per la dogana.

 27/12/96 Tutto è quasi pronto....

Sono a Isolaccia, per fortuna posso lasciare la famiglia in mani tranquille ( grazie ai miei suoceri che proprio in questo periodo sono sovvracaricati di lavoro ). Alle 7.30 vado a fare benzina a Livigno con la mia macchina: voglio rendermi conto di com'è la strada. C'è la neve e poi dovrò andarci con il furgone del Guido. Alle 8.30 sono a casa sua e la sorpresa è sapere che i suoi genitori non sanno niente della sua partenza. Dopo averli tranquilizzati si va a sistemare il furgone. " Ci sono i freni che hanno qualche piccolo problema" mi dice il Baroni, ci sarebbe da fare un salto dal Remigio ( nostro meccanico, diurno e notturno ). Alle 9.30 siamo da lui: non ci si può far niente, c'è un pò di condensa nei tubi dei freni e scaldandosi dovrebbe sistemarsi tutto. Prendo il furgone e affidandomi al cielo vado a Livigno. Durante il percorso verifico che si può andare tranquilli, i freni funzionano bene, basta stare un attimino attenti e qualche volta dare una pompatina. 110 litri di gasolio per 70.000 lire. Alle 12.15 sono da Renata, si parte per  Bianzone a caricare. La Mina mi dice che ha appena chiamato la sig. Carmen: vuole sapere quante sono le paia di scarpe e quanti piombi dobbiamo mettere. 200 paia e 2 piombi  (ne sarebbe bastato uno, ma va bene lo stesso).  Sul camion ci sta quasi tutto quello che abbiamo raccolto, in nostro aiuto c'è anche il Curcio: alla fine c'è uno sforzo in più per liberare la sponda rimasta incagliata. Siamo in dogana alle 15.30. Trovo il sig Nicola che oramai ci conosce, ci da il filo del piombo per preparare tutto bene. La dogana questa volta vuole fare un un ulteriore controllo sulla scadenza degli alimenti: tutto a posto. Alle 17.00 abbiamo finito. Si torna a Bianzone si fa un ulteriore controllo sulla pressione delle gomme, si attaccano alcuni adesivi sul furgone e lo si porta nel piazzale della Mina: ora che è piombato bisogna stare attenti, buona cosa sarebbe partire subito ma il Guido non può e quindi come d'accordo partiremo domani.

28/12/96  ore 9.30:  La partenza

Alle 9.30 si parte. Con noi abbiamo un cellulare G.S.M. che ci sarà molto utile  in tutto il viaggio. Con quest'ultimo chiamiamo gli altri volontari.  Carmine anche lui ha un telefonino ma non GSM. Ci dice che loro sono già a Voghera, purtroppo non sono riusciti a piombare per problemi di aperture del loro mezzo. Alle 11.00 noi siamo a Curno e loro a Brescia. Li raggiungiamo alle 15.00  a Venezia. Si riparte insieme. Gesualdi con il loro furgone vorrebbe correre, ma noi più di 60 all'ora non possiamo andare. Io salgo insieme a loro e dopo una semplice discussione si decide come procedere. Purtroppo nel frangente si sbaglia una deviazione: avremmo dovuto seguire Lubjanka e invece andiamo verso Trieste centro. Arriviamo alla dogana di Fernetti. Qui ci fanno tornare indietro e siccome abbiamo un carico dobbiamo seguire la corretta procedura. Per il furgone piombato non c'è nessun problema, per l'altro potrebbero essercene. E' sabato gli spedizionieri sono chiusi, quindi per chi arriva qui con le carte a posto nessun problema ma per gli altri.... Per fortuna, essendo il nostro un carico di tipo umanitario e avendo con noi delle bolle con l'elenco di tutto il materiale, alla fine risolviamo tutto e riusciamo a passare. In questo posto viene ritirato il documento che viene rilasciato dallo spedizioniere alla partenza. E' quindi utile averne fatto delle copie ( infatti qui si rifiutano di farcene avere una perchè dicono è un documento ufficiale ).

28/12/96 ore  20.30 dopo 563 km si è in Slovenia

Qui troviamo lo spedizionier giusto (quello appunto per gli aiuti umanitari) il quale ci dice che la spesa sarà solo relativa alla pratica, ma io e Gesualdi restiamo allibiti quando sentiamo pronunciare la cifra: 5000 dollari. Cosa....? Tenetevi la vostra pratica ce ne ritorniamo in Italia. Vediamo però Carmine che ride sotto i baffi (che non ha). Non dollari, ma tallari cosa avete capito! Totale sono 56.000 lire, beh, cosi si puo ragionare. Si beve un caffè e si va alla volta della dogana Slovena. Qui il poliziotto ci chiede il numero del piombo ( 009), mentre per il furgone non piombato queste sono le parole del funzionario: questa è l'ultima volta che passate senza il piombo. Fa un grande freddo siamo su temperature dei meno 10 C°

Il telefono di Guido oramai è scarico vorremmo telefonare a MARIXA in Croazia per avvisarla della nostra posizione, quello di Carmine qui non funziona.  A POSTUMIA ci si ferma ad una stazione di servizio: dobbiamo trovare il modo di comunicare con lei. Una tessera telefonica costa 25.000 lire. A noi ci serve per fare solo una telefonata. Cerchiamo una presa di corrente per poter usare il telefonino: la troviamo nel bagno. Facendo lo stesso prefisso che facevamo in Italia non si riesce a comunicare. Giuseppe s'informa meglio: il numero che facciamo è giusto, ma continuiamo a non collegarci. Telefoniamo allora a FRANZ, in Italia ( marito di Patrizia ) e chiediamo a lui di farci da ponte di collegamento. O.K. Ci risentiamo poco dopo e ci dice di andare direttamente al centro ODGOJ, li ci sarà qualcuno ad aspettarci. Mi dà anche qualche informazione più precisa per arrivarci: seguire l'indicazione DUBRAVA e poi chiedere.

Nel frattempo succede una cosa alquanto curiosa. Mentre stavamo in bagno a telefonare a Renata viene in mente di fare delle foto: va sul furgone prende la macchina fotografica. Carmine che nel frattempo era rimasto sul furgone vedendola, scende dal furgone e le chiede di fargli una foto. Nel momento che  scende la porta del furgone a causa anche del vento che c'era si richiude: la sicura però è inserita. Il furgone è in moto, nessuno è a bordo, ma le porte sono tutte chiuse. Il primo tentativo è quello di aprirlo attraverso il posto chiave che per una fortuna era gia stato manomesso. Niente. Si tenta allora di togliere per intero un vetro. Niente. Si entra al bar e Giuseppe riesce a spiegare l'accaduto. Dopo le evidenti risate uno di loro esce e mentre Gesualdi manovra di nuovo la serratura manomessa questa persona fa per aprire la porta e questa si apre. "In quel momento il grande respiro di Carmine fa percepire la mancanza d'aria nel vicinato".

 28/12/96  ore 11.30  Il viaggio continua ma le sorprese non sono finite..

Alla guida del nostro furgone c'è il Guido sull'altro Gesualdi. Noi davanti e loro dietro. Forse hanno qualche difficoltà di tenersi d'occhio, sta di fatto che dopo un momento Guido non vede più gli altri. Ci fermiamo ad aspettarli. 5 - 10 - 15 minuti, ma non arriva nessuno. Il loro furgone mi dicevano presentava qualche problema: ho pensato, che due potevano essere la cause del loro ritardo. " O hanno sbagliato strada o è successo loro qualcosa che li blocca nel proseguire. Nel primo caso visto che la direzione è Zagabria quando si accorgono tornano indietro e ci raggiungono, ma nel secondo caso dovremmo noi tornare indietro e quindi perderemmo un sacco di tempo". Chiedo a Guido se si ricorda dove li ha persi di vista. Bene, allora io decido di scendere, aspettarli in quel punto. Loro tornare indietro fino a dove hanno perso le tracce e quindi raggiungermi. Il freddo è molto intenso, illuminazione inesistente, ad ogni passagio di automezzo c'è una ulteriore rinfrescata, ma la cosa più dura da superare è stata quella di vedere Guido sfrecciarmi davanti, non accorgendosi che ero in strada. Per fortuna che a fianco c'era Renata la quale mi vede. In quel momento ho avuto paura: che faccio ora 2.30 di notte in una nazione che non conosco, freddo boia, vai tu a spiegare le cose quando non parli nenche la loro lingua. Dopo quasi mezzo kilometro per fortuna si ferma: il cuore mi ricomincia a battere. Guido mi aveva scambiato per un "tupamarov sloveno" a causa della sciarpa avvoltami attorno. Quando sono a bordo vengo a sapere che gli altri devono essere già passati: io però non li ho visti. A questo punto si va avanti. Ci si trova prima della dogana CROATA. Giuseppe si era fermato dopo un sfarfallio di fari ad una satzione di servizio perchè non gli funzionava più il lavavetri. Per entrare in Croazia non c'è verso di trovare uno spedizioniere. Anche qui il supporto di Giuseppe è stato notevole. Troviamo una ragazza abbastanza giovane e molto gentile che parla discretamente inglese. Ci fa un unico documento per i due carichi in modo da pagare un pò meno: 20.000 lire.

29/12/96 Si arriva a destinazione

L a strada che percorriamo è coperta da neve, il traffico è scarso e alle 5.00 arriviamo a Zagabria. Qui il cartello con scritto DUBRAVA non si vede. Cominciamo a chiedere. Ci avviciniamo a una signora che appena capisce che vogliamo proprio lei scappa via di corsa. Ad un semaforo contattiamo tre ragazzi a bordo di una golf che gentilmente ci accompagnano in zona DUBRAVA. Ancora una volta l'inglese di Gesualdi ci permette di arrivare presto a destinazione.Il centro handicappati di ODGOJ si trova nelle immediate vicinanze di una moderna chiesa cattolica. Il portiere ci stà aspettando e vuole offrirci qualcosa da bere. Ci dice che le difficolta degli aiuti umanitari sono determinati anche dal fatto che la gente vede "PREFERENZE" e questo non va bene.

Si decide di dormire fino alle 11.00. Dopo questo viaggio un posto caldo e rilassante è proprio ciò che più desideravamo.

Dopo pranzo conosciamo Marixa e la vice direttrice, che ci illustra la situazione del centro. Il Centar Za ODGOJ è l'unico centro riabilitativo ancora esistente in Croazia. Ha ospitato tanti giovani mutilati vittime di guerra. Accoglie circa 200 persone dai 6 ai 25 anni. Lo scopo che si prefigge l'istituto è quello di aiutarli a diventare autosufficenti insegnando loro un mestiere. Nell'ultima competizione mondiale di nuoto per disabili questo centro ha vinto la medaglia d'oro. La struttura è dotata di molti laboratori, ( che poi in serata siamo andati a visitare ) ma mancano completamente le materie prime: stoffa, filo,  materiale per le scarpe, cuoio ecc. C'è un gruppo che produce anche videotape con sceneggiature ecc. Alcuni responsabili del centro, la maggioranza dei quali (medici, professori, assistenti) lavora gratuitamente, dicono che gli Italiani, insieme ai Tedeschi, sono il popolo che più ha aiutato e assistito, in modo continuativo e mirato. D'alta parte, al Centar, lo stato pensa soltanto ai muri: tutto il resto è a carico dei volontari, che hanno un bisogno forsennato di aiuto. La direttrice ci elenca il materiale che necessita: sedie a rotelle, letti per disabili, materiale sanitario ecc. Sfortunatamente per noi , ma fortunatamente per loro in questo periodo natalizio i ragazzi sono alle loro case e solo pochi sono rimasti qui. Abbiamo comunque incontrato persone eccezzionali, dalla voglia di vivere e di ricominciare, con dinamismo quasi inverosimile in quella situazione. Una donna di 73 anni Gasbova Ferha, è l'esempio della voglia di rinascere: sfollata da Vukovar, ha perso il marito, quattro figli e un nipote. Ora vive a Zagabria, dove chi se lo può permettere alleva pollami sui balconi per far fronte all'emergenza, mentre i negozi sono pieni di tante cose a prezzi accessibili soltanto ai ricchi. Questa vecchia all'anagrafe non esiste più: per lo stato è morta in guerra. " Gliela farò vedere io: presto a ZAGABRIA ci sarà una maratona per la pace. Mi allenerò, parteciperò e arriverò prima, cosi sapranno che esisto..."

29/12/96 ore 14.00 si scarica il furgone con la stoffa...e si conosce un po la raltà  del            luogo.                                                  

Oggi è domenica e la dogana è chiusa. Marixa inizialmente voleva scaricare tutti e due i furgoni, poi sarebbe andata in dogana anche da sola il lunedi se fosse stato necessario. Però dopo averle fatto vedere il documento rilasciatoci in frontiera ha deciso di far scaricare il furgone non piombato subito, cosi dal poter aver un mezzo per girare Zagabria. Per l'altro mezzo avremmo rimandato a lunedi. Purtroppo un furgone non parte. Lo trainiamo e scarichiamo il contenuto. I rotoli di stoffa sono la cosa che più serve in questo centro: ci sono infatti dei laboratori dove viene insegnato a cucire. Manca però la materia prima : la stoffa. La sezione  IRFF di MONTICELLO D'ALBA in prov. di Cuneo ne ha portato la bellezza di 6000 metri.

Nel tardo pomeriggio si fa un giro in centro, si entra nella cattedrale più importante dopodiche si fa visita al centro volontari IRFF in Croazia. Si sta insieme con ANTON e sua moglie i quali c'illustrano un pò la situazione generale. Il problema più grosso oltre al discorso dei confini non ancora del tutto stabiliti, è proprio quello dei rifugiati. Questo problema è dovuto alle isole etniche presenti nelle diverse nazioni. Queste isole sono costituite da gruppi di persone messe in condizioni talmente precarie da vedersi costretti a cercare rifugio nel luogo geografico della propria etnia. Questi spostamenti creano situazioni di tensione e di estrema povertà che vanno ad aggiungersi ai problemi di tipo socio-economico dei luoghi deputati ad accoglierli.

In Croazia la moneta locale è la cuna. Una cuna vale circa 300 lire. 1500 cune sono la paga media mensile di un operaio ed equivalgono a circa 450.000 lire. Un litro di latte costa 1500 lire, un kg di pane va dalle 1200 alle 1600 lire, un litro di acqua 1400 lire. La situazione economica in generale si sta piano piano sistemando. In serata siamo di nuovo al centar Odgoj. L'ospitalità è stata una cosa davvero eccezionale.

30/12/96 Si scarica il secondo furgone e si riparte....

Si pensava che i doganieri venissero al centar Odgoj, invece dobbiamo recarci noi in dogana. Veniamo a sapere che i problemi potrebbero essere relativi agli alimenti. Non si possono portare carni e derivati e vegetali freschi. Noi abbiamo nella lista degli alimenti, del tonno, del quale però è meglio non accennare. In dogana ci viene prelevato un campione ogni tipo di alimento. Questo verrà dato a degli esperti per essere analizzato. Il cibo che abbiamo raccolto ha la scadenza molto lunga. La pratica è comunque abbastanza rapida con noi c'è anche la vice direttrice del centar. Si va a scaricare: vestiti, alimenti, scarpe, e un po di giocattoli. Gli altri si porteranno in un altro centro di rifugiati di guerra. Con dei carrelli riusciamo a sistemare il tutto, e verso le 11.30 abbiamo finito. Pranziamo e in questa occasione abbiamo l'occasione di conoscere la direttrice. Quindi con Marixa e Dean ( altro volontario IRFF ) si va nell'altro centro dove si consegneranno i giocattoli.

Nel centro rifugiati  MST D.O.O. il direttore IVAN MIHALJEVIC ci illustra la situazione del campo. Qui ci sono 8 baracche ed ogni baracca ha 25 locali. Ad ogni famiglia viene assegnato un locale. Possiamo immaginare in quali condizioni vivono. Su un totale di 485 persone circa 200 vanno dai 0 ai 18 anni. Certo i giocattoli potrebbero sembrare superflui in un paese appena uscito dalla guerra, ma per i bambini ospitati nel centro i doni ai quali hanno rinunciato i coetanei di Tirano, Bianzone e Ravoledo possono avere lo stesso valore del cibo. A questo punto ci salutiamo: sono le 15.00. Guido e Renata torneranno in Italia con più calma. Io Carmine e Gesualdi invece dopo una breve ricerca di introvabili cartoline torniamo in Italia. Nel viaggio di ritorno, abbiamo modo di raccontarci le diverse esperienze passate e quello che ci ha portato ad avere in comune: lo stesso desiderio di lavorare per un mondo migliore. Questa esperienza sicuramente oltre a tutto il resto è  un modo per conoscersi meglio e condividere più profondamente la nostra vita.

Alle 22.30 siamo a Trieste, poco dopo troviamo la neve che ci rallenta la marcia. Tra l'altro Carmine e Giuseppe allungano ancora il loro percorso per permettermi di prendere direttamente il treno per la Valtellina.

Alle 12.30 del 31/12/96 sono a casa.

note che possono servire

I mezzi di trasporto devono essere sistemati bene prima, pena perdite di tempo

Portarsi corde per il traino, cavi per le batterie, chiavi di scorta.

E' buono avere diverse copie dei documenti doganali (in ogni dogana ne tengono una copia )

Ci vuole più coordinamento sugli orari di partenza.

Buonissima cosa è avere delle apparecchiature per manrenersi in collegamento

Il fatto di non aver piombato,  a Trieste e in Slovenia poteva creare problemi

La lettera di donazione doveva essere mandata prima

I ragazzi del CENTAR ODGOJ  sotto le feste non ci sono.

Mancava la cartina di Zagabria

Non ci sono problemi a mettere con il carico le proprie valigie ( basta non averne bisogno durante il viaggio )

 

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